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Greenpeace
In Cina via libera alla repressione della libertà in rete
Scritto da un anonimo il 23-01-2001 ore 00:00
Internet colpisce anche la Cina, ben 22 milioni di cinesi (molti dei quali giovani) sono surfers. Tuttavia la Repubblica Popolare Cinese non ha mai provato una grande simpatia per la rete e nei mesi scorsi ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro la “criminalità informatica”. Di recente si è arrivati ad una svolta che non si può considerare che sconvolgente, infatti nei giorni scorsi l’agenzia di stampa “Nuova Cina” ha diffuso la notizia che segue: la Corte suprema di Pechino ha annunciato che chi sia riconosciuto colpevole di furto e diffusione in rete di documenti riservati è potenzialmente passibile della pena di morte. Le pene per i crimini informatici minori vanno dai 10 anni fino all’ergastolo.
Come se questo non bastasse anche le chat-line sono nel mirino del governo di Pechino. Il Ministero dell’Industria ha varato una serie di norme mirate a bloccare scambi di notizie potenzialmente “pericolosi” per la sicurezza nazionale. Entro breve insomma i Provider dovranno chiudere le chat. considerate pericolose da un punto di vista culturale, in quanto mezzo di diffusione di materiale non autorizzato dal Partito quale la diffusione idee di liberta e contestazione del Regime. Idee diffuse soprattutto fra gli studenti, principali fruitori delle chat.
Sulla pena di morte ed i diritti civili:
-<a href="http://www.nessunotocchicaino.it">http://nessunotocchicaino.it</a>
-<a href="http://www.amnesty.org">http://www.amnesty.org</a>
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