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Microsoft rinuncia al mercato cinese?
Scritto da Francesco Nigro il 06-07-2004 ore 00:00
Intel Parallel Studio XE
Come scritto in un precedente <a href="http://www.programmazione.it/index.php?entity=enews&idNews=9617" target="_blank">articolo</a>, sembrava ormai chiaro che Microsoft fosse scesa in campo per vincere la guerra con il pinguino, operando forti sconti sulle licenze sia di Windows che di Office; pare tuttavia che questa strategia non sia stata estesa alla Cina, costretta a pagare il sofware della società di Redmond a prezzo pieno.

Bill ha infatti dichiarato alla stampa cinese che non ci saranno versioni scontate di Windows per la Cina, così come era avvenuto per la Malesia e la Tailandia, dove è stato varato un piano di licenze a bassissimo costo. Appena 36 dollari per avere Windows XP Starter Edition, una versione più asciutta ed essenziale di Windows, 298 $ per avere anche Office, una inezia per noi, ma una spesa non trascurabile per quei paesi.

Con Windows XP Starter Edition l'utente ha a disposizione l'immancabile Internet Explorer, nell'occhio del ciclone in questi giorni per problemi legati alla sicurezza, Media Player ed alcuni software aggiuntivi per aiutare i principianti ad utilizzare il PC. Questa versione di Windows è stata all'inizio appositamente pensata per poter partecipare al progetto di informatizzazione del governo tailandese, che chiedeva soluzioni a bassissimo costo, senza però dover andare contro alla politica aziendale di tenere uniformi i prezzi di Windows in tutto il mondo, indipendentemente dal paese in cui questo viene commercializzato.

La possibilità di avere software localizzato nella propria lingua è molto importante ed è il motivo per cui Windows è stato tradotto in altre 50 lingue, tutte di paesi emergenti, ma il fattore costo non incide di meno sulla scelta di una tecnologia o di un'altra. Il costo è proprio il motivo principale che sta portando Cina, Giappone e Korea verso Linux; Microsoft lo sa bene, come si spiega dunque questa scelta?
In effetti le argomentazioni principali a supporto di questa sterzata sembrano essere di carattere espressamente economico: valutata la dimensione del mercato cinese e il tasso di pirateria del paese, altro che Italia, non sembra così conveniente concentrarsi su questo mercato, ancora immaturo per gli interessi di Microsoft.

L'esperienza negativa già vissuta in Tailandia ha sicuramente lasciato il segno: Windows uscì piratato in anticipo, rispetto al lancio ufficiale, di alcuni giorni; i negozi vennero invasi per settimane da copie illecite vendute a 3 dollari, decisamente meno rispetto al prezzo per la licenza regolare. Già nel 2002 l'azienda aveva cercato di collaborare con il governo cinese per risolvere la questione pirateria, ma senza successo, il rischio che accada come in Tailandia è alto.

La scelta di non investire a breve in un mercato del genere non sembra così assurda quindi, economicamente parlando, ma questo potrebbe favorire Linux. Microsoft spera che l'OS si diffonda per poter poi raccogliere i frutti della pirateria, come ha sempre fatto, ma potrebbe anche accumulare un ritardo difficilmente colmabile lasciando a Linux il tempo di guadagnare parecchie strada. [FN]
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