Anno 2020, deserto australiano, nei pressi dell'Ayers Rock. Il giovane Frank Belmonte stava cercando di combattere il caldo soffocante con l'ennesima birra ghiacciata, quando sentì le prime urla provenire dallo Scavo Ovest. Si precipitò fuori dal tendone climatizzato, notando con la coda dell'occhio gli altri componenti dell'equipe che si dirigevano verso la profonda fossa.
Ci siamo - pensò fra sé e sé -
il vecchio Zikowski ha dato fuori di matto, ai suoi tempi era un brillante scienziato ma ultimamente non ci sta con la testa, lui e la sua assurda teoria dell'esistenza di Java. Assieme agli altri si affacciò sull'orlo della buca, solo per vedere il vecchio professore, gli occhi spiritati e la barba lunga sporca di polvere, che levava al cielo una lastra di pietra piena di simboli incomprensibili.
Tirò fuori il suo modernissimo palmare Windows Mobile 6.0 con l'analizzatore sintattico/semantico: i simboli incisi sulla lastra denotavano un'incredibile complessità, e nemmeno il sofisticatissimo analizzatore riusciva a decifrarvi una parvenza di significato.
Cosa avete trovato, professore? - gli chiese uno degli indigeni assoldati per gli scavi -
Qualcosa cui nessuno credeva più da anni, anni!!! - urlò di rimando Zikowski -
Un vero, autentico EJB degli Anni Novanta Superiori!!! -
EJ... cosa? - non potè fare a meno di chiedere Belmonte. Il professore volse lo sguardo su di lui con aria di commiserazione.
Ah già, tu sei quello giovane della compagnia. Un EJB, la prova definitiva dell'esistenza di Java EE. Anni fa, quando affermai ad un congresso internazionale che la Stele di Petshop dei bantu dell'Africa equatoriale paragonava una moderna implementazione in .NET con questo oscuro e primitivo linguaggio, mi risero dietro. Ora dovranno ricredersi: Java EE esisteva, e secondo le mie teorie, negli anni Novanta era addirittura una delle tecnologie più usate. Beh, quando era l'UNICO a fornire un framework di classe enterprise, è ovvio.
Una delle ricercatrici non riuscì a nascondere il proprio orrore:
Professore, vorreste farci credere che la gente sviluppava applicazioni con... con QUELLO?. Zikowski ritrovò per un attimo la compostezza del cattedratico.
Signorina, noi antropologi dobbiamo guardare alle culture cosiddette 'primitive' con l'occhio imparziale dello scienziato, superando il disgusto che certe manifestazioni possono suggerirci. Java EE era l'emblema della complessità e dell'incertezza degli anni Novanta, di una civiltà informatica che non temeva lo spreco delle risorse. E' stato il primo framework di classe enterprise, oggi dobbiamo guardarlo in una prospettiva storica, al di là della compassione che ci coglie, come esseri umani, dopo il primo brivido di gelida paura.
Una piattaforma... non riesco a crederci - borbottò un dottorando, che intanto si era calato nella buca e vincendo il naturale timore riusciva a toccare quasi i simboli -
E come scomparve?
Come muoiono gli animali preistorici - sentenziò Zikowski -
era cresciuta fino a diventare troppo complessa perché gli sviluppatori aziendali, che guardavano con crescente interesse ad alternative come Ruby on Rails, potessero lavorarci. All'inizio del terzo millennio, il rilascio della quinta versione del framework fallì nel tentativo di diminuirne la complessità, e fu un segno della caduta del dominio di Java nell'arena dello sviluppo di applicazioni enterprise. Le organizzazioni dovettero guardare altrove per i nuovi progetti di sviluppo, e pianificare la dismissione di Java EE come soluzione.
Fu a questo punto che Grossman, uno dei professori anziani, si rivolse a Zikowski con un sorriso di commiserazione.
Vassily, a te piace salire in cattedra coi giovani, ma dovresti stare attento quando parli con chi ne sa almeno quanto te. Hai citato, letteralmente, le parole del Burton Group report JEE5: The Beginning of the End of Java EE del celebre analista Monson-Haefel. In effetti, nell'Anno del Signore 2006 qualcuno si è accorto che il Dinosauro Pesante è moribondo. Se non fosse per il potere politico/finanziario messo in campo da qualche cartello non era poi troppo difficile accorgersene: ho più volte ricordato in qualche
articolo precedente come oramai IBM ed Oracle spingano verso l'adozione di PHP come piattaforma per il Web, e si sa, i topi abbandonano la nave che affonda.
La notizia del rilascio del paper di ricerca della Burton Group ha fatto il giro della Rete, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, da
The Register a
SearchWebServices. Monson-Haefel, tra parentesi, non è l'unico analista a predirre la dismissione di Java EE, o a vedere nell'astro nascente delle SOA parte della ragione. Ad affermarlo è anche
Jason Bloomberg, senior analyst della
ZapThink LLC, che afferma lapidariamente:
"I giorni di Java EE erano contati da un pezzo; semplicemente, collasserà sotto il suo stesso peso. Ogni volta che vi si aggiungono dei moduli o viene rilasciata una nuova versione, viene solo aggiunta complessità. Java EE, fondamentalmente, non è adatto alle SOA".
Bloomberg è assai critico anche sulla JVM:
L'obiettivo della virtual machine è quello di garantire la portabilità del codice, mentre in un'architettura SOA l'interoperabilità è di gran lunga più importante. Perché affannarsi tanto per costruire codice portabile, laddove usando le SOA, puoi semplicemente lasciare il codice lì dov'è? Fondamentalmente, l'approccio della virtual machine ai sistemi distribuiti prevede la serializzazione di oggetti, che porta all'invocazione di metodi remoti, mentre SOA si basa sullo scambio di messaggi fra servizi con interfacce ben definite. Parola fine, secondo Bloomerg, anche per JSP e Servlet, incapaci di fornire un front-end a servizi indipendenti dalla piattaforma.
"SOA ridimensiona l'importanza di un modello di programmazione comune. In cinque anni, Java EE diventerà il CORBA del ventunesimo secolo" taglia corto Monson-Haefel. Assisteremo dunque ancora una volta, come con COBOL, a tecnologie wrapper, quali i Web Services .NET, costrette a soccorrere asfittici
application server dal ventre oscenamente gonfio di zampettanti EJB, come larve cieche che si ha paura a nominare nel cuore della notte. Per la gioia delle aziende di consulenza italiane, sempre pronte a coccolare, a colpi di salate tariffe orarie, le tecnologie morte.
Nel clamore delle trombe di Gerico della rovina, il mio pensiero va dolorosamente ai nostri giovani studenti universitari, quei cervelli ricchezza della nazione che saranno annebbiati ed imbottiti ancora per anni, con la scusa della
valenza didattica, con una tecnologia oramai fuori dal mercato, colpevole la storica incapacità della nostra
high education di rispondere rapidamente ai cambiamenti.
L'eterno riposo dona a Java, oh Boole, si oscuri per esso l'Eclipse perpetua, riposi senza pace, amen.