Il sogno di
Tim Berners-Lee era, nel 1999, di vedere trasformato Internet da strumento di consultazione a spazio comune di conoscenze, al quale ognuno avrebbe contribuito in prima persona con il suo bagaglio di idee e competenze. Forse oggi quel sogno si sta realizzando.
Nel 1995
Ward Cunningham creò il
Portland Pattern Repository per supportare una piccola comunità di sviluppatori appassionati di
extreme computing. Per qualche anno questo sistema di redazione ed archiviazione collaborativa di contenuti rimase sostanzialmente limitato alle comunità di programmatori ed informatici finché nel 2001
Jimmy Wales e
Larry Sanger non sfruttarono questo tipo di tecnologia per lanciare il loro progetto:
Wikipedia. Pochi avrebbero scommesso sulla sua riuscita, ma in poco tempo i risultati raggiunti sono stati straordinari: la
scrittura collettiva ha permesso di rivaleggiare, in quanto ad accuratezza, persino con la prestigiosa
Encyclopaedia Britannica.
Sulla scia di questo successo in molti hanno cominciato a prendere in considerazione questa filosofia, basata sulla collaborazione, sullo scambio di informazioni, sulla generazione di conoscenze attraverso l'interazione sociale: è nato così il fenomeno dei
wiki - nel significato hawaiano di veloce, rapido - strumenti emergenti di
social software del Web 2.0.
Jane Klobas, docente di Sistemi Informativi e di Metodi di Ricerca in università italiane ed australiane, profonda conoscitrice di tecnologie innovative nella ricerca e nella comunicazione, ci introduce con questo testo nel mondo dei wiki, grazie anche al contributo di altri esperti.
Ma cosa sono esattamente i
wiki? Secondo la
Klobas ”il termine wiki si riferisce sia ai siti wiki sia ai software usati per supportarli. I siti wiki sono raccolte di pagine collegate tra loro, accessibili e modificabili tramite un Web browser, che possono essere sviluppati, modificati ed ampliati dai loro lettori. [...] I software wiki sono strumenti di creazione collaborativa, accessibili attraverso un Web browser e che permettono ad un gruppo di autori di sviluppare un sito wiki”. L'interazione di questi elementi, software, autori e siti identifica un
wiki.
E' chiaro, sottolinea l'autrice, che se si vuole vedere il wiki come spazio di costruzione sociale della conoscenza, come mezzo per realizzare una vera architettura partecipativa della Rete occorre adottare una filosofia basata sulla fiducia, una visione aperta che sappia trarre profitto dalla “saggezza delle folle”. La fiducia deve anche essere riposta sulla capacità autoregolatrice della comunità wiki, che deve essere in grado di gestire errori, vandalismi e spam per mantenere alto il livello dei contenuti sviluppati collettivamente.
Da un punto di vista funzionale
semplicità e velocità sono le parole d'ordine che contraddistinguono un wiki. Le pagine, redatte collettivamente, possono essere scritte facilmente e sono aggiornabili in tempo reale. Ogni modifica può essere segnalata agli utenti interessati tramite e-mail o
feed RSS ed una cronologia permette la tracciabilità delle modifiche stesse (
audit trail). Ma forse la caratteristica più significativa, il cuore di un wiki, è la semplice creazione e gestione dei link: se la parola chiave è già inserita, il
wiki engine genererà automaticamente il collegamento altrimenti ci inviterà a creare la voce relativa.
Come per ogni tecnologia le critiche a questo strumento di
social networking non mancano e sono soprattutto incentrate da un lato sulla difficoltà di stabilire l'accuratezza del contenuto e dall'altra dal delicato problema della proprietà intellettuale dei contenuti stessi. In varie parti del libro
Jane Klobas cerca di rispondere a queste obiezioni.
I wiki sono risultati essere estremamente versatili ed il loro utilizzo si è negli ultimi tempi ampliato e diversificato. Wiki pubblici, privati e personali, aziendali formano ormai nel Web una
metacomunità piuttosto numerosa. Gruppi di professionisti, comunità di hobbisti e di viaggiatori, biblioteche, scuole, università, cittadine, organizzazioni non profit, ma anche multinazionali sono tra i soggetti che hanno deciso di saggiare le potenzialità di questo strumento. In Italia il fenomeno non è ancora molto conosciuto, ma alcuni esempi meritano una citazione: la versione italiana dei progetti della famiglia
Wikimedia, il wiki di
Ubuntu, il sito
DueSpaghi.it, che raccoglie segnalazioni di ristoranti, il sito
Porte Aperte sul Web, che si prefigge la compilazione di un manuale aperto per la qualità dei siti scolastici.
Il viaggio attraverso il mondo dei siti collaborativi si compie, nel libro, tra la descrizione delle varie tipologie di wiki e brevi rassegne dei più interessanti fra di essi. L'utilizzo del wiki come fonte d'informazione è certamente, sulla scia di
Wikipedia, quello più comune. L'autrice ci porta a ragionare su cosa significhi avere a disposizione più autori: disporre di più conoscenze, una maggiore gamma di argomenti affrontati in modo più approfondito, maggiore possibilità di individuare e correggere errori e di una velocità di aggiornamento decisamente superiore rispetto ad altre fonti informative. Naturalmente, vista la natura del wiki, la mancanza di competenza e di buona volontà possono essere seri ostacoli sulla via della qualità, così come alcuni atteggiamenti all'interno della comunità di autori che possono portare alle cosiddette
edit wars o guerre di revisione. Vengono suggerite nel libro, tramite un'appendice, alcune domande che occorre porsi per valutare la bontà di uno specifico wiki come fonte informativa.
Dopo aver accennato ai possibili utilizzi dei wiki nella biblioteconomia e nella scienza dell'informazione - in inglese
LIS (Library and Information Science),
Jane Klobas pone l'attenzione al loro uso nella didattica. Superate diffidenze e paure, imparati a conoscerli e ad utilizzarli, i wiki possono rappresentare qualcosa di veramente innovativo nei processi di insegnamento e di formazione. Il ruolo di “agente”, di colui cioè che detiene il controllo ed indirizza la discussione, potrebbe essere trasferito dal solo docente alla comunità insegnanti/alunni permettendo di applicare in nuove forme le
didattiche costruttiviste, basate sull'interazione sociale, sulla socializzazione, sul lavoro di gruppo.
Nelle mondo aziendale le potenzialità dei wiki sono state intuite e diverse multinazionali (Michelin China, Dresdner Kleinwort, Wasserstein), grandi e medie imprese, banche e case editrici (McGraw-Hill) hanno da qualche tempo creato wiki aziendali con risultati estremamente positivi. Essi sono stati usati come database interni, non strutturati ed informali, di conoscenze condivise, come veicolo di diffusione di notizie e di informazioni interne attraverso un canale veloce
broadcast, come ausilio alla progettazione ed alla documentazione del lavoro a livello di squadra e di progetto, come strumento di scambio dei feedback tra clienti e committenti. Tutto ciò ha portato a notevoli risparmi di tempo, di risorse e di... e-mail!
L'ultima parte del libro risponde ad una domanda fondamentale: come entrare in questo mondo? Come creare un wiki? Come gestirlo? Vi sono
due strade che si possono percorrere per disporre del proprio wiki: affidarsi ad un servizio di hosting anche gratuito o installare il wiki sul proprio server. La prima soluzione è la più semplice, ma consente scarse possibilità di personalizzazione. La seconda è la più interessante per chi abbia qualche nozione di informatica. Esistono numerosi
wiki engine, a pagamento ed open source, scritti in diversi linguaggi - Perl, Java, PHP, Python, C++ ed altri - ognuno dei quali con particolari caratteristiche, che devono essere valutate in rapporto all'utilizzo che si vuole fare del wiki.
La gestione di un wiki richiede una serie di passi e di analisi che partono dalla fase di pianificazione - identificazione degli obiettivi e delle risorse necessarie - per passare alla creazione vera e propria fino ad arrivare alla fase operativa, caratterizzata da un monitoraggio e da una valutazione continua in grado di giudicare l'andamento del progetto. Per concludere ci si può domandare quale sia il segreto della riuscita di un wiki. La risposta è, evidentemente, la comunità e per invogliare gli utenti potenziali a contribuire a dar vita a questa comunità
Jane Klobas suggerisce di creare
”wiki che abbiano uno scopo chiaro [...], che accolgano favorevolmente i nuovi sostenitori, ne incoraggino la partecipazione con strumenti e regole formali ed informali, semplici e veloci da apprendere”.