Fin dalla sua creazione l'architettura aperta di Internet ha suggerito e guidato i suoi primi utilizzatori, programmatori ed hacker, verso principi quali la collaborazione e l'orizzontalità, lo scambio alla pari, l'economia del dono, il piacere della reciprocità. Ma solo negli ultimi anni, con l'avvento di strumenti di
social software quali i blog ed i wiki, con i programmi di scambio peer to peer, con l'apertura di siti come
YouTube,
Flickr e
Slashdot, tali principi hanno raggiunto ed investito con tutta la loro carica “rivoluzionaria” la grande massa degli utenti della Rete.
Giuseppe Granieri esplora la nuova società digitale ed analizza le trasformazioni che il nuovo Web
post Google, spesso etichettato come
Web 2.0, induce non solo nel mondo dei media tradizionali e nell'economia, ma anche e soprattutto nella società nel suo complesso. Internet è visto, nelle pagine di questo saggio, come il sistema operativo della conoscenza condivisa, delle dinamiche collettive, dell'architettura partecipativa: le informazioni generano e si appoggiano su una struttura a rete, paritaria e non più gerarchica. La comunicazione, da sempre strumento di potere, scivola via dalle mani dei mediatori classici – giornalisti, editori, scrittori – per essere gestita da una nuova figura, quello del lettore/scrittore, che acquisisce, rielabora e restituisce al flusso informativo del Web ogni genere di informazione. Si formano, attraverso le comunità dei blog, i siti di condivisione, di scambio, di aggregazione e le realtà virtuali come
Second Life.
L'etica appare come una
proprietà emergente dall'interazione tra i componenti dei gruppi; l'autorevolezza e la reputazione divengono mete da inseguire e da difendere.
Granieri confida molto nella capacità di auto-organizzazione della Rete, vista come un
sistema complesso adattativo. Egli crede anche nelle regole non codificate od imposte dall'alto, ma apprese osservando i comportamenti e le abitudini dei propri vicini di community. Vista la facilità di produrre, e soprattutto di pubblicare e distribuire contenuti, sorge il problema di dover filtrare l'informazione, di estrarre dal
rumore di fondo ciò che si ritiene utile, affidabile,
“veritiero”, districandosi tra falsi profeti, censure,
hecklers, dis/contro/anti-informazione. Più che un problema, l'esigenza di selezionare i contenuti viene vista come l'opportunità di risvegliare nelle coscienze lo spirito critico, assopito da decenni di cultura di massa, necessariamente generalista e livellata verso il basso, predisposta ed elargitaci in modalità
broadcast dal mondo dei media tradizionali, i
mainstream come televisione, giornali, cinema e musica delle grandi case discografiche.
In campo economico le aziende, che operano nei mercati tradizionali, hanno scoperto, spesso dolorosamente, la forza del passaparola digitale, il volto inaspettato della globalizzazione informatica, solidale, attenta ed informata. Lo scambio di informazioni, di consigli, di valutazioni tra utenti, tra consumatori ha costretto i produttori ad
aprirsi, a fornire maggior trasparenza sui processi produttivi e sulla qualità reale dei prodotti, sottoposti ora ad un continuo monitoraggio da parte di un collettivo, formato da milioni di navigatori della Rete.
D'altro canto molte aziende sono nate o si sono evolute per sfruttare la ormai famosa
coda lunga teorizzata da
Chris Anderson: il mercato di massa è stato affiancato da una massa di mercati, da un'infinità di nicchie di prodotti, beni digitali e servizi che garantiscono guadagni, non attraverso la filosofia del
"one-size-fits-all" ma sfruttando questa frammentazione a proprio vantaggio. L'economia della distribuzione digitale permette di guadagnare vendendo anche poche unità, ma di ogni oggetto presente in cataloghi ricchissimi di offerte. Alcuni contenuti – musica e video – si prestano inoltre ad essere prodotti e distribuiti anche in maniera autonoma, permettendo a
videomaker e
garage-band di imporsi all'attenzione del vasto pubblico del Web, ma non solo, senza dover passare per i tortuosi e spesso inaccessibili canali tradizionali.
Strumento potente per le aziende è l'analisi incrociata dei dati di vendita, ma soprattutto il feedback continuo con i clienti, che contribuiscono in maniera determinante alle valutazioni ed alla costruzione di
carrelli virtuali pieni di merci collegate tra loro da legami insospettabili. Questi possono esser suggeriti ad altri clienti/utenti, che li arricchiranno e modificheranno a loro volta, suggerendo nuovi acquisti possibili ad altri consumatori. Un circolo virtuoso sembrerebbe, un gioco a somma non zero dove tutti guadagnano.
Ed ancora, l'infrastruttura aperta di Internet, le filosofie dell'open source e del software libero, forniscono una forte spinta alla continua innovazione, alla creazione di servizi nuovi sulla base di quelli già esistenti, scomponendoli e ricomponendoli, miscelandoli e facendoli interagire. E' il
mash-up, la formula alchemica che permette di produrre un flusso praticamente ininterrotto di nuove applicazioni, che vengono rapidamente messe a disposizione - di solito gratuitamente nella versione base, a pagamento con servizi e funzionalità aggiuntive - del popolo della Rete che decreterà il loro successo o fallimento.
Per
Granieri,
“le attuali teorie politiche potrebbero non essere facilmente adattabili a gestire la portata del cambiamento”. E se guardiamo ai timidi e goffi tentativi dei politici, soprattutto italiani (forse in Francia
Ségolène Royal ha intrapreso la strada giusta), di utilizzare blog ed affini non possiamo che essere d'accordo.