Sicuramente
Google Earth è uno tra i software che hanno riscosso più successo negli ultimi anni e sicuramente quello che ha generato, anche per chi non è immerso nel mondo informatico, una sorta di stupore per le grandi potenzialità che mostra all’utente. Evitando di decantare ulteriormente le glorie di questo
software, approfondiamo brevemente il formato e le regole, che permettono di rappresentare un oggetto, un edificio, un punto qualsiasi del globo attraverso
Google Earth.
Il formato si chiama
KML (Keyhole Markup Language) e costituisce una grammatica per la creazione di modelli e la memorizzazione di caratteristiche geografiche da visualizzare in
Google Earth, e in realtà anche per
Google Maps e
Google Maps for Mobile.
Brevemente possiamo dire che un file
KML viene letto da un Web browser allo stesso modo di un file XML e, come quest’ultimo, è costituito da un struttura a
tag che descrive i nomi e gli attributi delle risorse da visualizzare. Ad esempio per aggiungere un
placemark è sufficiente il seguente file
KML:
< ?xml version="1.0" encoding="UTF-8"? >
< kml xmlns="http://earth.google.com/kml/2.1" >
< Placemark >
< name >CasaMia, Italy< /name >
< description>Questo è il punto da raggiungere per arrivare a casa mia< /description >
< Point >
< coordinates > 102.595626,14.996729 < /coordinates >
< /Point >
< /Placemark >
< /kml >
Alcuni sviluppatori hanno iniziato a sviluppare semplici
classi, che possono essere utilizzate appunto per creare file
Google Earth KML. L’implementazione è ancora ai primi stadi di sviluppo e vuole essere soltanto una guida per il coding di ulteriori caratteristiche future. La versione in esame prevede infatti principalmente tre classi, la
KMLCoordinates, la
KMLPoint e la
KMLLine. La prima definisce la latitudine, la longitudine e l’altitudine di una coordinata nello spazio; la seconda genera una
PIN location utilizzando un’istanza di
KMLCoordinates e la terza genera invece una linea a partire da un insieme di coordinate.
Visto lo stadio di sviluppo, il codice è molto semplice, tanto che la parte più complessa risulta quella relativa all’effettiva scrittura del file XML. Per chi volesse analizzare più da vicino queste classi è disponibile sul sito di riferimento un
package scaricabile.