In un periodo di grandi stravolgimenti e nuove tecnologie a qualcuno forse è sfuggito che uno dei “grandi vecchi” del Web è tornato alla ribalta in una nuova e fiammante versione, per ora non ancora ufficiale, che porrà fine ad un gap generazionale e tecnologico che dura da quasi un decennio. Come tutti sanno infatti lo sviluppo dell’Hypertext Markup Language o HTML si è praticamente fermato al 1999 con l’ultima versione definitiva, la 4, ad opera del
World Wide Web Consortium (W3C). Non che la tecnologia nel frattempo sia rimasta ferma: il
W3C ha focalizzato i propri sforzi nel passaggio alla sintassi da generica
Standard Generalized Markup Language (SGML) ad XML oltre a nuovi linguaggi di markup come
Scalable Vector Graphics (SVG),
XForms, and
MathML. Le case produttrici di browser Web hanno invece preferito puntare a nuove funzionalità per i loro programmi come gli RSS reader mentre i designer Web hanno cominciato ad imparare i CSS e il linguaggio Javascript per costruire le proprie applicazioni su framework che utilizzano Asynchronous JavaScript + XML (AJAX). E HTML? Ancora fermo al palo del ’99.
Le cose però cambiano e recentemente la bestia è tornata in vita grazie all’opera di tre grandi compagnie del calibro di Apple, Opera e Mozilla Foundation, che hanno collaborato sotto il nome di
Web Hypertext Application Technology Working Group (WhatWG) allo sviluppo di una versione aggiornata e migliorata del vecchio HTML. Sull’onda del progetto anche il
W3C ha ripreso interesse all’argomento e, sfruttando la collaborazione dei membri del progetto originale, ha continuato il lavoro svolto fino ad ora. Per quanto l’apporto delle due parti non si sia ancora completamente fuso e il lavoro è ancora in fase embrionale, la nuova versione di HTML, chiamata anche HTML 5, ha preso il nome ufficiale di
Web Applications 1.0 e introduce nuovi elementi strutturali all’HTML mai visti prima.
Nel corso di questo e di prossimi articoli ne vedremo alcuni analizzati da
Elliotte Rusty Harold, professore aggiunto nella disciplina di Computer Science alla Polytechnic University di Brooklyn dove insegna Java e programmazione orientata agli oggetti. L’analisi è stata pubblicata in un articolo intitolato “
New elements in HTML 5 - Structure and semantics” nel sito
developerWorks di IBM.
Facciamo subito un po’ di chiarezza: quello che ci troveremo davanti non sarà un rivoluzionario nuovo linguaggio slegato dal suo passato e dalla sua precedente storia; ci saranno ancora i vecchi e cari
div e
p, ma insieme a loro compariranno anche nuovi elementi come
section,
header,
footer, e
nav.
em,
code e
strong saranno ancora presenti, vicino a
meter,
time e
m. I tag
img e
embed potranno essere ancora usati, ma ora ci saranno anche
video e
audio. Inoltre è indispensabile (e utile) comprendere che se si comincia a scrivere codice HTML 5 le pagine prodotte verranno visualizzate correttamente anche in vecchi browser che girano sotto windows 98, ancora fermi alla vecchia versione. Ovviamente il browser non riconoscerà i nuovi comandi e non farà nulla con questi elementi, ma le pagine saranno comunque visualizzate correttamente con tutto il loro contenuto. E non è un caso: HTML 5 è stato appositamente disegnato per migrare dolcemente dai browser che ancora non lo supportano, con la promessa che non ci sarà un altro gap di otto o nove anni per avere nuove migliorie.
Gli articoli saranno divisi per argomenti ed andremo ad analizzare:
- struttura;
- elementi semantici a livello di blocco e di linea;
- multimedia;
- interattività.
Per chi volesse cominciare a familiarizzare con le nuove specifiche − che non hanno però ancora raggiunto il livello di ufficialità del
W3C − è disponibile una completa documentazione aggiornata costantemente nel sito del
WhatWG.