E’ stata diffusa la
notizia secondo la quale alle elezioni parlamentari del 21 ottobre di quest’anno la città di Ginevra adotterà un sistema di
crittografia quantistica per salvaguardare la sicurezza del voto; i computer per la votazione, sparsi nelle periferie cittadine, potranno infatti comunicare con il server centrale nel cuore della città in maniera assolutamente sicura, facendo affidamento sui fotoni di
id Quantique per evitare eventuali intromissioni di “agenti esterni”.
In realtà la tecnologia è stata sviluppata congiuntamente da
id Quantique, società svizzera che dal 2001 studia le possibili applicazioni pratiche della crittografia quantistica, e l’australiana
Senetas, specializzata in sistemi di sicurezza altamente affidabili.
Il funzionamento si basa, come penso sappiate tutti, sull’impossibilità di intercettare un fascio di fotoni — che in questo caso trasportano le informazioni —senza cambiarne drasticamente il comportamento, secondo il
principio di indeterminazione di Heisenberg. Un attacco
man in the middle si rivelerebbe altamente infruttuoso, anche se non dobbiamo farci ingannare da questo senso di sicurezza “fantascientifica”.
Il problema dell’e-voting infatti molto spesso non risiede nella comunicazione tra le urne e il centro di spoliazione dei dati, ma nei sistemi terminali: potrebbe essere molto probabile che le votazioni siano eseguite con scheda a lettura ottica, che
è stato dimostrato possono essere molto vulnerabili ad attacchi a volte relativamente semplici, oppure ci si potrebbe collegare illegalmente al server centrale di processazione dei voti e modificare (scenario praticamente inverosimile, tuttavia possibile) in quel modo i risultati.
Insomma, se si implementasse questo canale estremamente sicuro, ma venissero tralasciati “il capo e la coda” del sistema, sarebbe un inutile, sebbene scientificamente molto interessante, uso di una tecnologia ancora estremamente sperimentale.