Da un po’ di tempo a questa parte si sta assistendo a scelte precise da parte di molte società e software house. In particolare sta cambiando il dominio d'uso delle applicazioni: dai desktop al Web. E l'orientamento del mercato e degli utenti sembra agevolare tale transizione, addirittura incoraggiarla; così il prossimo passo sarà spostare anche i sistemi operativi sul Web, come una sorta di OS virtuali cui si può accedere via browser e attraverso qualunque dispositivo, purché connesso ad Internet. Sono proprio queste le idee e le basi su cui poggia
Cloudo, il nuovo esperimento di
Web Operating System. Questo settore attrae molti ricercatori, ma pare non aver sfondato del tutto sul mercato. Un
WebOS è un sistema operativo virtuale, usabile attraverso un comune browser, quindi attraverso la Rete. Generalmente esso viene sviluppato mediante linguaggi per il Web, su tutti JavaScript e PHP.
Per il futuro c'è chi prevede un nuovo linguaggio destinato proprio a tale campo:
Cloudo è un progetto svedese e al momento in cui è stato scritto questo articolo è in versione beta privata: soltanto pochi eletti hanno la possibilità di usarlo e testarlo. Esso è progettato per essere il più semplice possibile e al contempo altrettanto potente; nella versione base dovrebbe essere equipaggiato con i migliori programmi di uso comune, ma non solo. La particolarità di
Cloudo è la sua stretta parentela col significato e col modo di lavorare del Web 2.0 e cioè condivisione e cooperazione.
Cloudo infatti si propone con un
WebOS che migliora il lavoro in team, mettendo a disposizione strumenti veloci ed efficaci per condividere documenti, directory e spazi di lavoro. Inoltre esso è espandibile grazie alla possibilità di sviluppare propri programmi da far girare sul sistema virtuale.
Proprio in questa versione beta privata,
Cloudo tenta di chiamare a sé molti sviluppatori, per i quali è previsto un compenso per lo sviluppo software da far girare nel sistema.
Cloudo è progettato per funzionare tramite i browser di maggiore utilizzo e su qualsiasi device, dai desktop ai laptop, perfino sui palmari e cellulari. Il requisito minimo è evidentemente una connessione ad Internet, preferibilmente a banda larga. E veniamo ad alcuni dettagli implementativi: il paradigma su cui si basa
Cloudo è chiaramente il classico client-server; il server è equipaggiato per sfruttare, in particolare, tutta la potenza e flessibilità di XML per l'immagazzinamento dei file e XSLT per la trasformazione di questi nei più svariati formati. La comunicazione con i client si basa su tecnologie AJAX e per la gestione degli eventi del browser viene usato JavaScript.
Concludendo, possiamo senz'altro dire che parecchi progetti simili sono stati già lanciati nel recente passato, ma solo pochi hanno ottenuto reale successo, o comunque si è trattato di un successo limitato. Il mercato sembra non ancora pronto per i
WebOS, almeno fino ad oggi. Certo è che
Cloudo porta con sé idee innovative e per certi versi già vincenti. Restano da valutare e saggiare le reali bontà del progetto in fatto di usabilità e concreta utilità.