Nel 1880
Gilman scriveva:
“Uno dei doveri più nobili di un istituto universitario è quello di promuovere e diffondere la conoscenza e i frutti della ricerca scientifica". Uno dei mezzi di diffusione certamente più efficaci è rappresentato dalle riviste scientifiche, ma oggi qualcosa sta cambiando, in particolare nei confronti delle case editrici; un cambiamento che molti sentono come necessario.
Il primo problema consiste nell'elevato prezzo delle pubblicazioni scientifiche e di riflesso gli ingenti abbonamenti richiesti dalle case editrici;
in secundis, le stesse case editrici sono accusate di aver imposto una politica di pubblicazione e gestione dei contenuti troppo restrittiva, per niente in linea col principio della libera condivisione del sapere.
Il punto di rottura è in sostanza tra l'editore e il ricercatore (ricercatore sia in quanto autore delle pubblicazioni, sia in quanto fruitore delle riviste medesime), e oggi la rottura sembra insanabile. Lo scenario che è venuto profilandosi è particolare: un ricercatore si rivolge ad una rivista scientifica per poter pubblicare il suo lavoro e quasi sempre la casa editrice si appropria del copyright e applica le proprie politiche; l'autore non può più usare l'opera, ogni accesso ai contenuti è vincolato da abbonamenti, che nel tempo hanno visto crescere il loro costo.
Sembra paradossale, ma un ricercatore per poter visionare il suo lavoro deve pagare un ingente abbonamento; molte biblioteche e piccole università sono state costrette a rinunciare a tali abbonamenti e, conseguentemente, alla possibilità di accedere ai risultati scientifici di terze parti. Se per secoli questo sistema ha giocoforza funzionato, con Internet oggi lo stesso sistema inizia fortemente a vacillare.
Internet permette un modo più diretto, potente ed economico di consultare, pubblicare e riusare la documentazione scientifica, garantendo un accesso totale, veloce e capillare. Ciò che molti autorevoli personaggi della scienza continuano a rimarcare, è il fatto che Internet possa essere sfruttato come strumento per aumentare l'impatto dei risultati scientifici a beneficio della scienza intera, delle università e delle aziende. La Rete regala inoltre agli autori degli articoli scientifici maggiore libertà, visibilità e senso di soddisfazione.
Su queste basi, lo scorso febbraio, l'
Università di Harvard ha sposato in pieno il progetto e la filosofia
Open Access, mettendo a disposizione dei ricercatori delle varie facoltà un archivio in cui pubblicare, a costo praticamente nullo, i propri risultati e articoli di ricerca. A tale archivio è possibile accedere gratuitamente da Internet, senza nessun vincolo particolare. Una mossa coraggiosa che sta riscontrando sempre più consensi e favori, ma cosa significa
Open Access e cosa succederà nel mondo scientifico e accademico dopo un simile passo? Ne parleremo nel prossimo articolo.