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Anche Harvard aderisce alla filosofia Open Access (1/2)
Scritto da Francesco Corsentino il 10-03-2008 ore 13:34
Nel 1880 Gilman scriveva: “Uno dei doveri più nobili di un istituto universitario è quello di promuovere e diffondere la conoscenza e i frutti della ricerca scientifica". Uno dei mezzi di diffusione certamente più efficaci è rappresentato dalle riviste scientifiche, ma oggi qualcosa sta cambiando, in particolare nei confronti delle case editrici; un cambiamento che molti sentono come necessario.

Il primo problema consiste nell'elevato prezzo delle pubblicazioni scientifiche e di riflesso gli ingenti abbonamenti richiesti dalle case editrici; in secundis, le stesse case editrici sono accusate di aver imposto una politica di pubblicazione e gestione dei contenuti troppo restrittiva, per niente in linea col principio della libera condivisione del sapere.

Il punto di rottura è in sostanza tra l'editore e il ricercatore (ricercatore sia in quanto autore delle pubblicazioni, sia in quanto fruitore delle riviste medesime), e oggi la rottura sembra insanabile. Lo scenario che è venuto profilandosi è particolare: un ricercatore si rivolge ad una rivista scientifica per poter pubblicare il suo lavoro e quasi sempre la casa editrice si appropria del copyright e applica le proprie politiche; l'autore non può più usare l'opera, ogni accesso ai contenuti è vincolato da abbonamenti, che nel tempo hanno visto crescere il loro costo.

Sembra paradossale, ma un ricercatore per poter visionare il suo lavoro deve pagare un ingente abbonamento; molte biblioteche e piccole università sono state costrette a rinunciare a tali abbonamenti e, conseguentemente, alla possibilità di accedere ai risultati scientifici di terze parti. Se per secoli questo sistema ha giocoforza funzionato, con Internet oggi lo stesso sistema inizia fortemente a vacillare.

Internet permette un modo più diretto, potente ed economico di consultare, pubblicare e riusare la documentazione scientifica, garantendo un accesso totale, veloce e capillare. Ciò che molti autorevoli personaggi della scienza continuano a rimarcare, è il fatto che Internet possa essere sfruttato come strumento per aumentare l'impatto dei risultati scientifici a beneficio della scienza intera, delle università e delle aziende. La Rete regala inoltre agli autori degli articoli scientifici maggiore libertà, visibilità e senso di soddisfazione.

Su queste basi, lo scorso febbraio, l'Università di Harvard ha sposato in pieno il progetto e la filosofia Open Access, mettendo a disposizione dei ricercatori delle varie facoltà un archivio in cui pubblicare, a costo praticamente nullo, i propri risultati e articoli di ricerca. A tale archivio è possibile accedere gratuitamente da Internet, senza nessun vincolo particolare. Una mossa coraggiosa che sta riscontrando sempre più consensi e favori, ma cosa significa Open Access e cosa succederà nel mondo scientifico e accademico dopo un simile passo? Ne parleremo nel prossimo articolo.
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Intervento di qbprog del 10-03-2008 ore 18:40
Cavaliere
Cavaliere

(137 interventi)
Iscritto il 20-09-2004
Era ora, finalmente!
Intervento di Stefano Leli a.k.a. raist del 10-03-2008 ore 20:38, Macerata (MC)
Nobile
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(53 interventi)
Iscritto il 05-02-2008
Citazione:
Era ora, finalmente!

Concordo in pieno. La ricerca, in quanto creazione e condivisione di conoscienza, non può esimersi dall'essere "open".
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