Il progetto
Open Access persegue l’obiettivo di rendere liberamente disponibili on line contenuti digitali di qualsiasi natura; è strettamente collegato al mondo della ricerca e in genere ad articoli scientifici per i quali è previsto un libero accesso ed uso. Si capisce bene come
Open Access sposa perfettamente quelli che sono i dettami delle licenze cosiddette aperte, tipo
Creative Commons e
FDL.
Il problema di fondo, in ogni caso, è quello del facile reperimento e consultazione di materiale scientifico. Il successo sempre crescente di questo movimento mette in crisi il mondo dell'editoria scientifica: meglio, mette in crisi il monopolio delle case editrici ree di applicare alti e insostenibili prezzi sugli abbonamenti, come già evidenziato nel precedente articolo. Cosa comporta la scelta dell’Università di Harvard di sposare l'
Open Access? La risposta è ovvia: l’ente di ricerca può pubblicare adesso il proprio materiale a costo praticamente nullo e inserirlo in un archivio autogestito.
E' garantito, secondo la filosofia
Open Access, il diritto di poter accedere gratuitamente e liberamente a tale archivio, con la possibilità di consultare, scaricare e usare i vari articoli disponibili. Adesso però è bene sottolineare una profonda differenza con le licenze prima menzionate, perché il mondo della ricerca e i ricercatori hanno la necessità di vedere tutelati alcuni diritti: professori e ricercatori, in particolare, devono continuare a possedere e poter esercitare il proprio diritto di copyright sull'opera, e cioè hanno libertà circa un’eventuale ridistribuzione dell'articolo, ovvero la possibilità di ripubblicare l'opera.
E' quindi importante, anzi fondamentale il
principio di attribuzione, in quanto elemento di certificazione. Quest’ultima non è altro che il merito e l'autorevolezza del ricercatore che ha redatto l'articolo, ed è pure ovvio in tal senso il
principio di immodificabilità dell'opera. Ma la cosa più interessante è tutto il contorno a questi meccanismi: rendere libero l'accesso all'informazione scientifica permette a tutti di beneficiarne; in primo luogo i ricercatori possono godere di maggiore visibilità e quindi essere maggiormente stimolati a produrre articoli; gli stessi ne beneficiano pure in quanto primi utilizzatori degli articoli. Inoltre, la possibilità di leggere il lavoro di altri colleghi aumenta la produttività dei ricercatori e di riflesso l'impatto che la ricerca ha sul mondo del lavoro. L'assenza (o quasi) di un costoso abbonamento permette anche alle piccole università e biblioteche di fornire accesso ai propri lettori: si pensi in tal senso ai paesi in via di sviluppo e quale enorme impatto l'
Open Access può avere per i loro centri di ricerca.
La creazione poi di archivi così importanti permette di contrapporre un riferimento autorevole a un enorme massa di cattiva informazione presente su Internet (superficiale o addirittura errata). Ad oggi si assiste ad un costante interesse verso l'
Open Access, come dimostra l’adesione dell’Università di Harward e di numerosissimi centri di ricerca in tutto il mondo. Come conseguenza logica, si sta assistendo ad un incremento di accessi all'informazione scientifica tramite Internet, sia da postazioni casalinghe, ma soprattutto da biblioteche e centri pubblici. Anche l'informazione scientifica subisce l'influsso delle nuove tecnologie, di un nuovo modo di fare la scienza, quindi di pubblicarla e offrirla ai lettori. Si tratta solo di farne buon uso. Sento però la necessità di esprimere una personale opinione sulla situazione nel nostro Paese: ritengo che siamo molto indietro circa la cultura scientifica, all'interno della quale spesso prevalgono le resistenze conservatrici di una classe dirigente molto vecchia e povera di idee, presente purtroppo anche nell'ambiente universitario.