L’eterna lotta tra il bene e il male stavolta è un gioco: dall'anno 2000 fino ad oggi, i numerosi episodi di criminalità informatica hanno evidenziato quali problemi e disastri possono derivare da un attacco cibernetico; e così, per migliorare ancor di più le infrastrutture e le procedure di difesa, le più importanti aziende e agenzie internazionali hanno pensato di organizzare una grande simulazione di attacco cibernetico.
L'operazione è stata denominata
CyberStorm, ad evidenziare come l'attacco, o meglio, gli attacchi dovrebbero essere lanciati e di conseguenza sperimentati e studiati. La pianificazione del progetto è ad opera della
National Cyber Security Division (NCSD), che ha affidato il coordinamento della raccolta dati al
Department of Homeland Security e i risultati sono evidentemente top secret.
CyberStorm è dunque il tentativo, forse il più autorevole di tutti i tempi, di simulare su larga scala una guerra in Rete, coinvolgendo importanti uffici delle nazioni che hanno preso parte alla simulazione, allo scopo di esaminare la qualità dei sistemi di difesa e i processi di reazione.
Sono ben 5 i Paesi coinvolti: Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda, Canada e Regno Unito. Quasi tutte le agenzie federali di questi paesi sono stati impegnati a tempo pieno, mentre le aziende che hanno contribuito sono oltre trenta e tra queste spiccano i nomi di
Juniper,
Verizon,
Cisco,
McAfee e
Microsoft. La
NCSD ha pianificato un numero molto alto di possibili attacchi da sperimentare: il target delle vittime spazia principalmente nel campo dell'Information Technology, uffici per le comunicazioni, aziende di trasporti, sistemi federali e privati. Ogni attacco prevede la registrazione di tutti i dati usati e prodotti prima, durante e dopo l'attacco: tutti questi dati sono stati raccolti e successivamente analizzati. Si tratterebbe di una quantità impressionante di byte, da cui sono state tratte importanti conclusioni protette da massimo riserbo.