Per alcuni una promessa, per altri un'utopia: il
semantic Web è una delle tecnologie più controverse degli ultimi anni. Per
Tim Berners Lee, l'inventore del Web, il Web semantico altro non è che la naturale evoluzione della sua creatura che, da contenitore universale di documenti accessibili ed interpretabili solo dagli esseri umani, dovrebbe diventare un'enorme banca dati a disposizione di uomini e macchine. Queste ultime dovranno essere in grado di elaborare le informazioni in maniera automatica, facilitando i processi di
information retrieval e generando nuova conoscenza attraverso tecniche inferenziali. Nulla di "magico", quindi, ma un progetto comunque molto ambizioso e di non semplice realizzazione.
Emanuele Della Valle,
Irene Celino e
Dario Cerizza sono esperti del Web semantico, che lavorano al
CEFRIEL, centro di eccellenza per la ricerca, l'innovazione e la formazione nell'ambito ICT. In questo libro, ricco e stimolante, essi definiscono, spiegano, raccontano il
semantic Web: i suoi principi, le sue filosofie, le sue tecnologie.
Non vengono trattati solo gli aspetti teorici ma anche, e soprattutto, le possibili applicazioni pratiche che trasformeranno la Rete in un ambiente cooperativo, in cui macchine e persone insieme processeranno informazioni, generando conoscenza.
Il libro è diviso in cinque parti, intervallate da interviste molto interessanti a esperti internazionali del settore. Nella
prima parte vengono descritte ed analizzate le fondamenta del Web,
"universo di informazione accessibile tramite la Rete" secondo le parole di
sir Berners Lee; ereditati da Internet e dall'ingegneria del software, i concetti di modularità, decentralizzazione, partecipazione uniti a quello chiave di identificativo di una risorsa hanno permesso una continua evoluzione del Web. Quello che gli autori vogliono sottolineare è come il Web semantico rispetti in pieno
"i principi del Web e ne rappresenti l'efficace completamento e la naturale conseguenza".
Questa nuova disciplina non nasce dal nulla: sono evidenti parentele ed affinità con l'
Intelligenza Artificiale, con i
Sistemi Esperti, con i database e la programmazione
object oriented.
L'obiettivo del semantic Web, viene ripetuto spesso, è aggiungere logica al Web, consentendo alle macchine di accedere a collezioni strutturate di informazioni in modo che possano effettuare operazioni di ragionamento automatico attraverso l'uso di insiemi di regole d'inferenza.
Michael L. Brodie,
Chief Scientist di
Verizon Communication, nell'interessante intervista che conclude questa parte introduttiva, spiega la sua idea di un cambio di paradigma che ci sta portando dall'Era della Computazione a quella del
Problem Solving.
Con la
seconda parte si entra nel vivo dell'argomento: a monte delle tecnologie necessarie per fornire di uno strato semantico il Web, occorre capire come rendere la conoscenza (
"informazione disponibile per l'azione", secondo la definizione di
Fred Dretske) disponibile agli strumenti informatici. Ancora una volta non si parte da zero:
l'utilizzo di un linguaggio simbolico, il linguaggio predicativo del primo ordine (in inglese FOL ,
First Order Logic)
permette di avvicinare la descrizione del mondo in linguaggio naturale in una forma adatta all'elaborazione automatica. Il modello base per rappresentare dati e metadati nel
semantic Web è l'ormai noto
RDF (Resource Description Framework), che con i suoi enunciati, o triple soggetto-proprietà-valore, rappresenta e modella le risorse, in Rete ed anche al di fuori di essa. Attraverso una serie di esempi vengono spiegate proprietà e sintassi dell'
RDF e l'utilizzo di
SPARQL (SPARQL Protocol and RDF Query Language), lo strumento proposto da W3C per permettere il recupero di dati espressi in
RDF dal Web.
L'utilizzo di
RDF è però solo il primo passo:
è necessario, una volta descritte le risorse, trovare meccanismi per descrivere gruppi di risorse collegate e le proprietà che li legano tra di loro. Per questo si utilizzano
RDF Schema e soprattutto il linguaggio ontologico
OWL (Web Ontology Language), di cui gli autori ci illustrano le potenzialità, ma anche le problematiche. Accenni allo
SKOS (Simple Organization System), un linguaggio per descrivere semplici strutture del Web, e a linguaggi basati su regole come il
Semantic Web Rule Language (SWRL) concludono la seconda parte.
Sviluppare applicazioni per il
semWeb è il titolo della
terza, nutrita,
sezione. Vengono toccati molti argomenti, da come pubblicare ed estrarre metadati sul Web alle metodologie per sviluppare ontologie, dai motori di ricerca semantici agli editor dedicati agli
endpoint SPARQL. L'ultimo capitolo della sezione descrive approcci e metodologie per lo sviluppo di applicazioni web.
La
quarta parte inizia con una panoramica di quello che già esiste nel Web, dai vocabolari come il
Dublin Core e
FOAF, alle ontologie di dominio, alle
applicazioni come
DBpedia. Il decimo capitolo è una piccola, ma utile guida alla realizzazione di un'applicazione del
semantic Web, dall'analisi dei requisiti alla fase di sviluppo e testing.
L'ultima parte è dedicata alle prospettive per lo sviluppo futuro del
semantic Web, indicando quali settori e discipline possono trarre benefici dall'interazione con il Web semantico: dall'ingegneria della conoscenza alla comunità dei database, dal Web 2.0 al
Natural Language Processing, dalle tecniche e metodi del settore multimediale al mondo delle
SOA (Service Oriented Architectures).
Infine la domanda più delicata: perché non esiste ancora una
killer application del
semWeb in grado di attrarre una massa critica di utenti? Per gli autori "
la sfida per la comunità del semantic Web è rinunciare all'aura di magia e tradurre in benefici concreti l'applicazione dei metodi e delle tecnologie del semantic Web. […] A mancare in questi anni nella comunità del semantic Web è stata, forse, la percezione molto chiara invece nel mondo del Web 2.0, che quanto i ricercatori e gli sviluppatori sono chiamati a fare si deve interrompere a un certo punto per lasciare spazio agli utenti, veri giudici della bontà di un servizio o di una tecnologia."
Questo libro, il primo in italiano sull'argomento, costituisce un patrimonio informativo prezioso, indispensabile per chi si affaccia sul mondo del Web semantico che, anche se lentamente, si avvia ad avvolgere ed arricchire la Rete.
Un'ultima notazione: per chi volesse avere notizie sullo stato dell'arte del
semantic Web può guardare
le slide del rapporto 2008 presentato dal W3C alla
Semantic Technology Conference tenutasi il maggio scorso in California.