Design dell'interazione - Creare applicazioni intelligenti e dispositivi ingegnosi con l'interaction design
Quando un servizio o un oggetto, non necessariamente digitale, ci sembrano nostri "nemici" perché poco usabili, complicati, contro intuitivi, ci chiediamo: "Ma chi l'ha progettato?" Probabilmente però è proprio il mancato intervento di uno specialista nella fase progettuale ad aver determinato la creazione di un prodotto così malriuscito. Questo specialista è il designer dell'interazione o
interaction designer, colui che
si occupa di progettare, nel migliore dei modi, l'interazione tra un essere umano ed un artefatto tecnologico.
Dan Saffer, uno dei guru dell'
interaction design, ha scritto questo libro — arricchito di
case study e interviste ad esperti del settore — pensandolo come un informale corso introduttivo a quest'"arte applicata" sempre più necessaria in un mondo connesso, in cui le macchine forniscono la loro mediazione pervasiva ad un numero via via crescente di attività umane.
In cosa differisce il design dell'interazione dalla più matura disciplina dell'
interazione uomo-macchina, da cui comunque eredita molti concetti e strumenti base?
Luca Chittaro, attento curatore dell'edizione italiana e docente di Interazione Uomo-Macchina all'Università di Udine, scrive
sul suo blog che
"una differenza significativa che si nota e' […] nella maggior sensibilità […] verso aspetti che capita spesso siano trascurati nella realizzazione di un'interfaccia, come quelli ludici o legati al piacere e all'estetica. Per costruire un'interazione ideale fra uomo e macchina, c'è sicuramente bisogno di entrambe le anime, sia quella più formale di chi viene dall'informatica o dalla psicologia ed utilizza metodi scientifici e statistici per valutare l'usabilità' di un prodotto, sia quella di designer come Saffer, che invitano a lasciar libera anche la componente istintuale del progettista dell'interfaccia, quella componente che ama creare, improvvisare, intuire, mettere assieme soluzioni parziali, toccare e annusare i prodotti."
Ogni interazione è una conversazione, viene detto nel libro.
Per inserirsi in questo dialogo tra uomo e macchina occorre conoscere molto bene entrambi gli interlocutori, ma è il primo, l'utente, il meccanismo più complesso da analizzare. E' proprio sull'utente che è centrato il lavoro del designer, sia nelle metodologie che esplicitamente fanno riferimento a questa filosofia —
design centrato sull'utente — sia in altri approcci in cui questa dipendenza è meno evidente, come il design centrato sulle attività o il design di sistemi.
Quali sono gli elementi base di cui deve tener conto un
interaction designer per creare un prodotto che non sia solo funzionale, affidabile, appropriato, ma anche piacevole e intrigante? Semplice,
gli elementi sono quelli che definiscono la realtà nella quale siamo immersi: lo spazio, il tempo, il ritmo, il movimento, il suono. L'aspetto visivo (o meglio l'
affordance) e la consistenza di un oggetto sono il punto focale in cui convergono queste dimensioni, dando forma e sostanza alle funzioni che quell'artefatto è chiamato a svolgere.
Alcune leggi empiriche sono d'ausilio nella progettazione: evitare l'
overload cognitivo con la
regola del 7, distribuire al meglio la complessità ineliminabile nel sistema, seguire il principio del
poka-yoke, ovvero prevenire gli errori vincolando il comportamento dell'utente. Per
Saffer, però, la regola fondamentale è quella di
dialogare con gli utenti e di dedicarsi quindi ad uno studio "sul campo" dei comportamenti negli stessi spazi sociali, nel quale il prodotto sarà utilizzato. Questo approccio, quasi antropologico, permette non solo di raccogliere dati e informazioni, ma anche di esplorare la dimensione emotiva del contesto.
L'arte dell'
interaction design è quella di
rendere visibile l'invisibile. Spesso dai dati raccolti emergono dei pattern, degli schemi che indirizzano lo sviluppo del progetto. Un insieme di tecniche di derivazione cinematografica — profili di personaggi, storyboard — e di procedimenti formali, come l'utilizzo dei casi d'uso e di
wireframe (documenti che illustrano struttura e funzionalità del progetto), conducono alla fase che molti designer considerano l'essenza del loro lavoro: la realizzazione di un prototipo. Che sia cartaceo, digitale o fisico, esso costituisce una prima risposta al problema, risposta che si trasformerà nel prodotto finito tramite fasi di raffinazione successiva, guidate dal feedback con gli utenti.
La creazione di interfacce rappresenta una delle attività principali di un designer dell'interazione ed anche una delle più delicate: possiamo affermare che un'interfaccia piacevole funzionale può non essere sufficiente alla buona riuscita di un prodotto, ma una cattiva interfaccia ne sancisce sicuramente il fallimento.
Saffer ci illustra elementi a noi familiari — tasti, comandi, icone — che devono essere sapientemente scelti e disposti per realizzare l'interazione perfetta, o almeno un'interazione serena…
I professionisti dell'interazione stanno spostando parte della loro attenzione anche al design di servizi. Una gran parte dell'economia è centrata oggi su servizi informativi basati sulla conoscenza, che devono essere studiati con cura per essere competitivi. Dice
Shelley Evenson, che insegna alla School of Design della Carnegie Mellon University:
"Nel design di servizi i designer devono creare risorse che mettono in contatto persone con persone, persone con macchine, macchine con macchine. Dobbiamo considerare l'ambiente, il canale, i touchpoint. Creare un servizio per un sistema diventa un problema di sistema […] Gli elementi o risorse che i designer devono creare per mediare le interazioni devono […] facilitare connessioni che sono profondamente personali, aperte alla partecipazione e al cambiamento, e belle da farti stramazzare a terra."
Le sfide che attendono gli
interaction designer sono sempre più difficili. E' loro compito costruire il prototipo del nostro futuro, un futuro nel quale dispositivi, sempre più intelligenti ed "ubiqui", dialogheranno tra loro oltre che con l'utente, diventando consapevoli del contesto e più sensibili alle esigenze della loro controparte umana.
Per chiudere vorrei segnalare un paio di blog estremamente interessanti per chi voglia tenersi aggiornato sugli sviluppi dell'
interaction design e delle discipline affini: oltre al già citato blog di
Luca Chittaro,
Interattivo, vi è
There is life inside experience design, blog del giovane e dinamico studio elvetico di design
Sketchin, e l'edizione italiana di
Putting people first, rassegna stampa sull'
experience design e sul design utente-centrico.

Un libro, questo di
Saffer, che è esso stesso un riuscito prodotto di
interaction design; un ottimo layout e contenuti stimolanti guidano il lettore attraverso i molteplici aspetti di una disciplina giovane, ma affascinante.