Da anni esiste
TinyURL, un servizio che permette di semplificare l'invio di collegamenti ipertestuali particolarmente lunghi via e-mail, e che può essere anche integrato nel browser per maggior comodità, ma non sembrava potesse avere ulteriori motivi di utilizzo, anche perché nell'HTML di una qualsiasi pagina web non si avverte più di tanto il bisogno di un accorgimento del genere.
Ultimamente però le cose stanno un po' cambiando, in particolare per due motivi:
la diffusione del microblogging e le difficoltà di inserimento effettive per quanto riguarda indirizzi non cliccabili direttamente, in quanto comunicati a voce o per iscritto; circostanze rare, ma qualche volta si verificano, e non sono sempre facili da gestire, soprattutto quando si usano piccoli dispositivi con input ancor meno agevole rispetto alle tradizionali tastiere.
C'è poi un terzo argomento, che è stato usato forse a sproposito per sponsorizzare abbreviazioni di questo e di
altro genere, ovvero la
necessità di usare meno banda, in vista di un vero o presunto collasso dell'intera Rete per problemi di traffico eccessivo.
Di questo problema si è parlato
di recente, anche se va detto che l'
allarme intasamento è cresciuto soprattutto da quando in Internet circolano notevoli quantità di video, che preoccupano assai più del semplice testo in circolazione. Le
ottimizzazioni sulla struttura stessa del sito sono una valida proposta di soluzione, mentre i servizi di traduzione rischiano di creare ulteriore traffico nella Rete, in quanto usano una specie di
hash, che provoca ulteriori passaggi di dati.
L'uso di
TinyURL e altri strumenti simili insomma non risolverebbe i problemi di traffico, e di conseguenza neanche quelli relativi alle
emissioni di CO2, su cui da tempo
si discute, anche se non è facile
valutarne la portata in modo attendibile.
Se comunque la lunghezza degli URL costituisse un vero problema, ci sarebbe da preoccuparsi per almeno due motivi: il primo è che
le soluzioni sono ancora in fase di studio, e il secondo è che
la stessa discussione finisce per incrementare questa saturazione. La carenza di risorse potrebbe risultare un problema reale prima o poi, anche sotto altre forme, come ad esempio la mancata (per ora) effettiva introduzione di
IPv6. Di un problema del genere potrebbe dover tenere conto chiunque si occupa di programmare applicazioni appoggiandosi a servizi web più o meno consolidati, e senza i quali perdono significato diverse applicazioni, come ad esempio le mappe, il confronto di prezzi o il
social networking.
D'altra parte, come è già successo per il Millennium Bug o per altri allarmi poco fondati e molto amplificati in altri settori, potremmo trovarci davanti a una sorta di grande
hoax, che si aggira per la Rete; probabilmente non sarà nel dicembre 2012 il
giorno della svolta, ma questa prima o poi ci sarà, anche se probabilmente nessuno riuscirà a prevederla per tempo, vista anche l'assuefazione ai precedenti allarmi andati a vuoto.