Virtuale: ciò che non è attuale, potenza e forza sospesi nelle infinite possibilità della loro realizzazione. I filosofi della Scolastica, come San Tommaso D'Aquino (1221-1274), avevano ben chiaro quello che a molti oggi farebbe comodo dimenticare. Il polo dialettico del virtualis non è la realtà materiale, ma l'attuazione materiale dell'imminente e del possibile a partire dalla dimensione estrema dell'esplorazione dei modelli e degli schemi del gioco. La Rete oggi è il più potente strumento di virtualizzazione che l'umanità abbia mai conosciuto. Il Cyberspazio permette una condivisione dell'informazione decentrata con tempi di trasferimento trascurabili, praticamente prossimi allo zero dal punto di vista dell'utente. Questa mente globale lavora incessantemente e vive una propria vita indipendente da quella dei milioni di neuroni-utenti che la costituiscono. L'Essere Collettivo "vive", "ricorda", "pensa", mostra "comportamenti", esprime allo stesso tempo regole, codici e la loro violazione, intelligenza e banalità. E' mercato ed agorà assieme. Non è popolato da persone unidimensionalmente reali, confinate nello spazio-tempo che fu già di Newton e di Einstein e che adesso si moltiplica nelle dimensioni astratte della teoria delle super-corde, ma è piuttosto attraversato da nuvole cangianti di significati viventi. Come un astronauta, un guerriero o un clown, il cybernauta deve indossare uno scafandro per le alte virtualità, il suo avatar, la sua proiezione nel regno del possibile. Si tratta di creature pluridimensionali, polimorfe, asessuate ed eroticamente pervasive, capaci di ripensare e moltiplicare la loro comunicazione sociale e sessuale in una molteplicità di ruoli che ribalta ogni categoria tradizionale in uno spazio senza luoghi ed in un tempo senza limiti. Alan Turing aveva definito il suo modello di computazione universale, la Macchina di Turing, come automa polivalente su un nastro infinito di memoria. Spazio e tempo infiniti, eterni, non -viventi, dunque. Possibilità seducente ed estrema, dunque pericolo: assenza di confini, di attriti, esasperazione puramente mentale di ogni sensazione, assenza di dolore concreto.
L'identità di un individuo, la sua possibilità di realizzarsi come persona, dipende interamente dalle risorse sociali da cui traiamo non soltanto nutrimento fisico, ma soprattutto culturale. Dobbiamo chiederci allora quale significato dare alla dimensione "altra" e "parallela" del virtuale, ben sapendo che questo processo non può avere più regole di quanto non ne tolleri l'attività immaginativa stessa, ma consapevoli che bisognerebbe almeno tentare la coniugazione disperata dell'immaginazione con il progetto e di questo con la realtà. Il Cyberspazio si pone con le caratteristiche dell'Utopia, il non-luogo da cui osservare criticamente il mondo, parlarne per metafore nella fiducia essenziale della nostra capacità di volerlo cambiare. Ma tutte le utopie contengono un rischio strutturale, genetico quasi: quello di trasformare la visione critica ed il progetto in sogno, fuga o prigione ideologica. E' accaduto così che le geniali intuizioni romantiche sulla "modernità" di Blake e di Shelley, ricche di intenzionalità di cambiamento sociale, si trasformassero nei compiacimenti egocentrici del dandismo; è accaduto che progetti per nuovi modi di pensare il mondo si tramutassero in gomitoli di filo spinato. L'attuale colonizzazione del Cyberspazio procede a grandi passi verso la realizzazione dell'Impero Perfetto, un sistema dove chi regola i parametri promette come bene supremo il soddisfacimento virtuale dei bisogni immateriali dell'espansione non della coscienza, ma dell'Ego infinito dell'utente-consumatore. Fatevi il vostro mondo parallelo e dimenticate il reale, sostituitelo con una realtà indolore e senza limiti. Nessuno si accorgerà di niente, non ci sono effetti collaterali. In questo modo l'utopia si trasforma nella più pura e raffinata droga mentale, la droga totale invano cercata nei laboratori di chimica criminale. Paradisi artificiali digitali. Non è questo che vogliamo. Non creazione di mondi immaginari, ma immaginazione e simulazione di possibilità per il mondo reale, crescita delle anomalie e della coscienza, lotta creativa all'appiattimento della comunicazione, laboratorio di progetti che attendono un fare politico. Per troppo tempo i cibernauti hanno navigato rotte per mondi illusori. E' tempo che portino il loro bagaglio e le loro conoscenze verso approdi concreti di cambiamento reale. L'Utopia Virtuale può essere, dunque deve essere, la creazione di nuove strade neurali dove corrono le idee di quelle comunità che, dentro e fuori la Rete, cercano un modo diverso di produrre la conoscenza, di superare le barriere, di partecipare al gioco delle regole del mondo. O non sarà.