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Guida ad HTML5: microdata (1/4)
Scritto da Pellegrino Principe il 31-12-2010 ore 09:33
Intel Cluster Studio XE
Le API definite nel loro insieme come microdata permettono di assegnare informazioni supplementari agli elementi HTML, agendo come una sorta di metadati, al fine di rendere maggiormente significativo il motivo per il quale sono stati utilizzati. Queste informazioni sono rappresentate, in pratica, da un insieme di proprietà, definite in un vocabolario, che “etichettano” gli elementi HTML cui sono attribuite, e che sono successivamente interpretabili da engine (user agent, web crawler, ecc.) in grado di processarle e di fornire un output significativo e conformemente formattato.

Finora, purtroppo, nessun browser ha implementato nel suo motore JavaScript le API microdata, che consentono di manipolare gli item rappresentanti i microdata e relativi proprietà e valori. Per quanto attiene, invece, ai motori di ricerca, Google ha definito un programma per sviluppatori web, denominato Rich Snippets Program, attraverso il quale, utilizzando le direttive stabilite e i vocabolari definiti, il suo web crawler è in grado di processare adeguatamente i microdata assegnati agli elementi HTML inseriti nelle pagine web.

Ciò significa, nella pratica, che quando l’engine di ricerca di Google parserizzerà una pagina web, i cui elementi HTML sono stati etichettati con item (proprietà) dotati di una semantica riconosciuta, gli stessi saranno interpretati e formattati, in modo che l’informazione che essi rappresentato venga visualizzata all’utente, che ha effettuato una ricerca, in modo maggiormente significativo.

Immaginiamo, a titolo esemplificativo, di voler progettare un sito web, il cui obiettivo è quello di consentire a persone che offrono lavoro di inserire informazioni personali e curriculari, le quali siano poi opportunamente visualizzate da aziende che ricercano personale dipendente. Se, a tal fine, utilizziamo come microdata il set di proprietà stabilite dai vocabolari messi a disposizione da Google, come, ad esempio, quello che descrive una generica persona attraverso proprietà quali il nome, il cognome, il titolo di studio ecc., possiamo essere certi che esse saranno opportunamente riconosciute e formattate in modo strutturato e significativo come risultato di una ricerca.

Per completezza di trattazione, è doveroso annotare, che il motore di ricerca di Google è in grado di interpretare, oltre ai microdata, anche i formati Microformats e RDFa. Il primo è un formato aperto, che permette di aggiungere un’informazione semantica a un elemento HTML, assegnando a un suo attributo class un valore che ne indica il tipo. Essi sono costituiti dagli elemental microformats (XMDP, XFN, XOXO, RelLicense ecc.) e dai compound microformats (hCard, hCalendar, hReview, ecc.).

Il formato RDFa è invece una specifica del W3C, che permette di aggiungere attributi agli elementi HTML, estendendo XHTML, per fornire informazioni maggiormente significative (microdati). In conclusione, mostriamo come viene visualizzata, in modo strutturato e maggiormente significativa, evidenziando città, nazione di residenza e la professione svolta (rich snippet), una ricerca fatta per il sottoscritto che è registrato sul sito LinkedIn che utilizza i Microformats come formato di semantica per gli elementi:

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