Vediamo, ora, il codice che il client dovrà avere per utilizzare la metodologia definita come JSONP, citata nel precedente
articolo, dove nell’evento
load dell’oggetto
window sarà definita una funzione il cui nome,
showNews, rappresenterà il valore del parametro
jsonp passato alla pagina
newswidgets.php, che lo utilizzerà per formattare nel modo appropriato la risposta.
In pratica, tale valore, è il
padding, o prefisso, che sarà incluso nella risposta dell’oggetto JSON. Inoltre, come ultima cosa, verrà creato dinamicamente un elemento
script, incorporato nell’elemento
body della pagina web, il cui attributo
src avrà come valore il risultato ritornato dalla pagina
newswidgets.php:
...
<script>
window.addEventListener("load", function () { this.showNews = function (response)
{ if (response)
{ var id = response.id;
var title = response.title;
// ... fa qualcosa…
}
}
var s = document.createElement("script"); s.src = "http://user1.com:81/php/newswidgets.php?jsonp=showNews";
document.body.appendChild(s);
}, false);
</script>
...
Il codice, invece, della pagina PHP prima citata sarà il seguente:
<?php
$cb = $_GET["jsonp"]; // padding ovvero la funzione da invocare per gestire il JSON
$news = "{'id':1, 'title':'IPHONE 4', 'author' : 'josh', 'desc' : 'The IPHONE 4...'}";
if($cb)
{ echo $cb . "(" . $news . ")";}
?>
dove, praticamente, il comando
echo restituirà in risposta la seguente stringa:
showNews({'id':1, 'title':'IPHONE 4', 'author' : 'josh', 'desc' : 'The IPHONE 4...'})
che è bene ribadirlo, sarà assegnata all’attributo
src dell’elemento
script prima citato, che la valuterà come un’invocazione di funzione, a cui sarà passato come argomento l’oggetto JSON indicato.
Tale approccio, quantunque di facile utilizzo, ha il solito pericoloso problema di sicurezza, perché viene iniettato direttamente nella pagina web del codice JavaScript, che potrebbe compiere operazioni malevoli, e inoltre presenta lo svantaggio di dover necessariamente utilizzare una tecnologia lato server (PHP, JSP, ASP.NET, ecc.) per dare dei dati in risposta.
Vediamo, infine, un’ulteriore metodologia, denominata
Fragment Id Messaging, che consente la comunicazione tra una pagina web di un dominio e un’altra pagina web di un altro dominio caricata in un
iframe, dove l’
inline frame è un elemento HTML che rappresenta un ambiente, o contesto di navigazione, in cui viene presentato a un utente un documento di una pagina web indicata tramite il suo attributo
src.
In breve, la tecnica appena citata, usa per lo scambio di dati quella parte dell'URL denominata
fragment identifier, che ricordiamo essere il testo posto dopo il simbolo di cancelletto o
hash (#).
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