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Semplificare la gestione delle macchine virtuali con libvirt (2/4)
Scritto da Alessandro Rusani il 10-05-2011 ore 06:29
Intel Cluster Studio XE
La libreria libvirt non si limita naturalmente solo alla gestione dell’hypervisor, ma anche di tutti gli aspetti correlati, quali i dischi, il supporto alla rete, alle USB e molti altri ancora. Sia l’organizzazione delle macchine virtuali — i domini nella nomenclatura libvirt — che l’organizzazione della rete vengono gestiti tramite appositi file XML, usati anche per la gestione dello storage, organizzata attorno a due concetti chiave: quello di volume, una singola unità di storage basata su dispositivi reali o file opportunamente configurati, e quello di pool, un apposito sistema in grado di gestire e organizzare unità di storage in volumi.

La gestione della rete permette di organizzare la struttura dal punto di vista logico completamente svincolata dal punto di vista fisico, consentendo di creare ciò che si realizza con switch/HUB e macchine reali, tramite bridge e macchine virtuali.

Occorre segnalare che libvirt ha una sua implementazione di switch di rete e che non esiste, per ora, nessun supporto per VDE. Questo significa che la riga di comando indicata per avviare il dominio con libvirt, deve essere riscritta nel relativo file XML tenendo conto di tale diversità. Per semplificare l’operazione, si può utilizzare virsh, un tool a riga di comando che tra le altre cose, consente di convertire un set di argomenti per KVM nel corrispettivo file di configurazione in XML per libvirt.

Come indicato nella documentazione, occorre creare un file di aiuto con all’interno la riga di comando menzionata:
  1. $ cat > demo.args <<EOF
  2. kvm –name XPDomain -hda winxp.img -m 512 -vnc :1 -usb -usbdevice host:0529:0001 -net nic,macaddr=52:54:00:00:AA:03 -net vde
  3. EOF
e digitare il commando:
  1. virsh domxml-from-native qemu-argv demo.args >> XPDomain.xml
Come detto, occorre modificare il file per quanto riguarda la rete, e anche relativamente alla tipologia del disco virtuale. Modificheremo anche la tipologia del sistema di puntamento utilizzato, per eliminare il problema del puntatore virtuale sfasato rispetto a quello reale.

Dato che il file XML è abbastanza intuitivo, analizzeremo solo le parti che necessitano di modifica per il nostro scopo, e in particolare, la sezione di interesse è il quella relativa al tag <devices>, in cui sono descritti tutti i componenti che verranno emulati, tra cui il disco, la rete e il metodo di puntamento. Per una completa descrizione rimando alla documentazione ufficiale.
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