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OpenOffice.org va alla fondazione Apache: motivi e reazioni
Scritto da Antonino Salvatore Cutrì il 06-06-2011 ore 08:54
Intel Cluster Studio XE
Mantenendo fede a quanto annunciato lo scorso aprile, Oracle ha donato l'intero progetto OpenOffice.org, compresi tutti i diritti sui marchi registrati, alla comunità Open Source; tuttavia ecco la sorpresa: sarà l'Apache Software Foundation (ASF) a gestire d'ora in poi lo sviluppo della suite, a dispetto sia dei recenti contrasti con Oracle (culminati nell'abbandono del Java Community Process, sia delle voci che indicavano The Document Foundation come candidato principale per continuare lo sviluppo aperto della suite.

Il passaggio ad ogni modo segue le regole della fondazione previste per ogni nuovo progetto proveniente da entità esterne: la suite verrà considerata in incubazione e inserita nell'apposita sezione. Prima di diventare un progetto ufficiale a tutti gli effetti, essa dovrà quindi maturare e provare la sua vitalità e sostenibilità.

La scelta di Oracle di trasferire proprio all'ASF il progetto OOo è stata dettata sicuramente dalla volontà di placare, una volta per tutte, le critiche riguardanti il presunto comportamento anti open source del gigante dei database e riguadagnare la fiducia della comunità e degli sviluppatori con una mossa che senza ombra di dubbio dimostra l'impegno serio della società nei confronti del software libero.

Le reazioni sono state molto diverse: IBM è stata tra le prime società ad accogliere favorevolmente la notizia, anche perché sin dall'inizio ha cercato di convincere Oracle a rilasciare alla comunità Open Source la popolare suite d'ufficio. Kevin Cavanaugh, vicepresidente delle soluzioni di collaborazione presso IBM, ha dichiarato infatti che la società che rappresenta non vede l'ora di impegnarsi con gli altri membri della comunità per far avanzare il progetto, cominciando col fornire tutto il supporto necessario per portare a termine il processo di incubazione di OpenOffice.org.

Di carattere diametralmente opposto è invece la reazione della The Document Foundation — la stessa che porta avanti il fork LibreOffice — secondo la quale la mossa di Oracle è un'occasione persa di riunificare le due comunità, senza contare che il cambio di licenza da LGPLv3/MPL ad Apache License non permetterà a OOo di includere nessuna delle nuove funzionalità presenti invece in LibreOffice.

Inoltre, sempre per lo stesso motivo, probabilmente alcune delle parti di OOo dovranno essere riscritte o accantonate (controllo ortografico, crittografia, ecc.), perché realizzate da sviluppatori che ora partecipano al progetto LibreOffice, e quindi la società di Larry Allison non possiede i diritti necessari a rilasciare tutto il codice sotto Apache License.

Al momento ovviamente è prematuro fare delle previsioni su quale delle due suite, OpenOffice.org o il suo fork LibreOffice, avrà la meglio; la decisione di Oracle senza dubbio è un passo importante verso quella giusta direzione che molti si aspettavano, resta da vedere cosa faranno adesso Red Hat, Novell, Canonical, OSI, FSF e Google, tutte società che finora hanno supportato la suite della The Document Foundation.
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Intervento di Cesare Di Mauro a.k.a. cdimauro del 09-06-2011 ore 21:17, San gregorio di catania (CT)
Marchese
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Iscritto il 22-05-2008
Perfettamente d'accordo con la decisione presa: se dev'essere rilasciato con una licenza open source, molto meglio una come Apache piuttosto che con la liberticida GPL, che ne avrebbe limitato l'uso.
Intervento di Filippo Fadda a.k.a. dedalo del 16-06-2011 ore 04:35, Capriata d'orba (AL)
Duca
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(1961 interventi)
Iscritto il 03-04-2001
The Document Foundation rosica, perché il suo Libre Office, a seguito dell'ingresso di OOo nell'Apache Foundation, è morto e sepolto. Ora OOo è finalmente libero e non c'è la necessità di fare nessun fork.
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