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Sharkey parla del futuro dei robot tra scienza e fantascienza
Scritto da Debora Matteazzi il 21-03-2005 ore 08:15
Ci sarà davvero un giorno in cui i robot saranno in grado di <strong>pensare</strong> e di <strong>agire autonomamente</strong> e magari di ribellarsi ai loro stessi creatori?

Questo pensiero, che dai tempi di HAL9000, sino ad arrivare al più attuale Sonny (il protagonista di <em>Io, robot</em>) è passato nella mente di molti, sembra evocare un certo fascino nell'immaginario umano:<em> "A tutti piace fantasticare sulla vicenda dei robot che prenderanno il sopravvento"</em> - ha detto <strong>Noel Sharkey</strong> in un'intervista rilasciata su <a href="http://www.yorkshiretoday.co.uk/" target="_blank"><em>YorkshirePost</em></a> lo scorso 9 marzo - <em>"ma la cosa non accadrà".</em>

Sharkey, 56 anni, <strong>professore di scienze informatiche all'Università di Sheffield</strong>, viene descritto come uno scienziato un po' strambo, ma è evidente che al di là delle apparenze, si nasconde una mente lucida, in costante movimento, alla continua ricerca di domande e risposte. Una caratteristica che lo ha accompagnato da sempre, se è vero che già all'età di quattordici anni vinse a scacchi, davanti all'imbarazzo generale, contro il preside della propria scuola e a quindici anni abbandonò la scuola stessa, ai suoi occhi piuttosto noiosa, per ritirarsi ad affrontare da solo lo studio delle varie materie, dalla storia alla geometria. Ci scherza pure sopra Sharkey, ricordando come, per la paura di essere deriso, uscisse dalle librerie cercando di nascondere i libri un po' come forse i suoi coetanei nascondevano qualche rivista pornografica.

La sua strada fu inizialmente quella della <strong>psicologia</strong> (dopo essersi specializzato come infermiere psichiatrico); in seguito al dottorato gli venne offerto un posto come ricercatore all'università americana di Yale, dove avrebbe collaborato agli studi sull'<strong>Intelligenza Artificiale</strong> e su <strong>gruppi di scienze cognitivi</strong>, cosa che, un po' alla volta, gli avrebbe consentito di avvicinarsi alla ricerca sulla <strong>robotica</strong>.

Ci sono molti scienziati che affermano che nel campo della robotica le ricerche sono al top, ma Sharkey si sente un po' in dovere di ridimensionare le notizie. L'argomento da sempre induce al fantastico, ma, realisticamente parlando, l'Intelligenza Artificiale è ancora molto lontana da quella talvolta raccontata, ai giorni nostri, nei film.

Dal punto di vista meccanico infatti i robot, specialmente quelli prodotti dall'avanzatissima ricerca e dall'ingegneria giapponesi, sono in grado di compiere <strong>movimenti molto complessi</strong>, come fare capriole, camminare in modalità rallentata o imitare perfettamente i passi di danza di Michael Jackson: tutti traguardi che però hanno richiesto almeno cinquant'anni di studi per essere raggiunti.

Solo in anni molto recenti, del resto, si è arrivati a costruire i <strong>robot di forma umanoide</strong>, risultato che alla Honda è costato cifre da capogiro e che Sharkey stesso ha potuto provare, sorprendendosi di come fossero in grado di risultare reali, quasi come se ci fosse una persona dentro di loro.

Quello che però è difficile da affrontare è il passaggio dalla simulazione al reale, e <strong>i robot sono ben lontani dal poter gestire una propria intelligenza</strong>. Come si può, ad esempio, dotare un robot della vista? Ovviamente non è difficile creare un apparecchio di ripresa che simuli un occhio, ma una volta realizzato quello manca ancora qualcosa, un cervello in grado di leggere e interpretare l'immagine catturata.

Lo stesso Sharkey ha progettato diversi tipi di robot a partire dal suo primo, nel 1989, una specie di modello matematico del sistema nervoso, fino ad un robot che dovrebbe essere in grado di volare: eppure non esita ad ammettere che la ricerca tecnologica in merito procede piuttosto a rilento.

Di certo passi ne sono stati fatti comunque tanti, se solo si pensa che il mito dell'uomo-macchina non è certo una creazione della nostra era: già tremila anni prima di Cristo nell'antico Egitto alcune statue erano state progettate per nascondervi all'interno degli uomini che potessero parlare in loro vece, quasi a simulare la vitalità di un corpo freddo che vivente certo non era. Lo studio dell'uomo come macchina e la storia della robotica sono due dei temi affrontati in un libro che Sharkey sta leggendo, <strong>The Tin Man</strong>.

E i passi futuri?

Certo, la realtà è ben lontana da quel primo film, <strong>Metropolis</strong>, di Fritz Lang, dove apparve il primo robot della storia della cinematografia.

Ma Sharkey non sembra in fondo completamente dispiaciuto da questo galoppare della fantasia di registi e sceneggiatori. Film come <em>Io, Robot</em> <strong>danno spazio alla creatività dei giovani</strong>, stuzzicandoli ad immaginare e magari progettare quello che i robot possono o saranno in grado di fare.

Non a caso sono proprio i bambini che spesso trovano una soluzione semplice e immediata a problemi che altri non hanno saputo risolvere. A lui stesso è capitato di vedere la creazione di due ragazzi: uno monociclo in grado di guidarsi da solo che agli occhi suoi e dei suoi colleghi era sembrato quasi una stregoneria. Curiosamente, i ragazzi che l'avevano ideato non si erano invece nemmeno resi conto dei problemi che senza fatica erano stati in grado di superare.

Sharkey si aspetta pertanto che le future generazioni saranno in grado di tagliare nuovi traguardi, anche se il fulcro d'interesse per questo campo della scienza sembra svilupparsi ora con maggior interesse in Asia: non solo in Giappone (dove l'avanzamento della ricerca ha ormai preso il largo rispetto al resto del mondo), ma anche in Cina e in India, dove sta aumentando considerevolmente il numero degli ingegneri.

Alla fine dell'intervista rilasciata, tra il racconto di una consulenza alla Sky Movies per un documentario sulla fabbricazione dei robot nei film di fantascienza, di una puntata alla BBC dov'è giudice durante le <strong>Robot Wars</strong>, di un viaggio in Egitto per i campionati di robotica e di una conferenza in Cina circa la possibiltà per i robot di acquisire un giorno una conoscenza propria, Sharkey si lascia scappare qualcosa.

Talvolta quello che riteniamo impossibile diventa poi, con l'evolversi della scienza, possibile. Che i robot possano prendere il sopravvento sugli uomini è oggi come oggi un'ipotesi tanto remota da farci sorridere. Ma un giorno, chissà.
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